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La moda torna ai fasti imperiali:

ROMA, Il 14 luglio, Un grande spettacolo, un tuffo nella storia del costume, un’alleanza con l’arte e la storia. È questo che ci si aspetta dall’alta moda, quand’è cultura della moda, e oggi finalmente gli stilisti sono riusciti a non deludere le aspettative. In questa terza giornata di sfilate romane l’unica protagonista è stata l’haute couture, in barba a chi accusa gli attori della moda capitolina di essere provinciali e di perdersi in polemiche inutili.

Dice bene la stilista Raffaella Curiel:

«Basta con le chiacchiere da comari di cortile. Abbiamo un dovere morale nei confronti del Paese che è in crisi e di tutti coloro che lavorano con noi. Mantengo 400 famiglie e ne sono conscia e responsabile perciò dobbiamo collaborare per rilanciare la nostra arte nel mondo». La stilista milanese da un anno si è tirata fuori dalla manifestazione di AltaRoma e presenta le sue collezioni durante un pranzo all’Hotel d’Inghilterra. La sensazione è di fare un tuffo nel passato, in un’atmosfera da anni ’60, quando gli stilisti coccolavano le clienti nei loro atelier, le ospitavano e si intrattenevano con loro per cercare di capirne la personalità, prima di disegnare abiti su misura.
Le modelle girano tra i tavoli agghindate come le odalische di “Mille e una notte”, Raffaella, per tutti Lella, non risparmia sorrisi e battute e tra un piatto di riso all’indiana e un bicchiere di vino si osservano gli intrecci di fili di lana e di seta, i velluti cangianti, le stampe orientaleggianti e i preziosi broccati. La poesia e l’erotismo del mondo orientale rientra nelle tuniche drappeggiate, nelle giacche di lana cotta impreziosita da ricami, nei velluti e nei disegni barocchi. Il tutto molto sfarzoso, ma in fondo è alta moda.

Non sono da meno le vestali del ventunesimo secolo di Grimaldi e Giardina che hanno il privilegio di mostrare la loro collezione autunno-inverno 2010 ai Mercati di Traiano. Una concessione che la direzione del Museo ha fatto loro per ringraziarli della donazione di 101 acquerelli, disegni, schizzi e bozzetti, frutto di uno studio sulla moda e sul costume greco-romano. Oggi ne sono stati mostrati 80, ma a rotazione il Museo inserirà i lavori in future mostre. Antonio Grimaldi e Sylvio Giardina offrono un singolare spettacolo, un mix di moda, arte e musica. Mentre cinque danzatori ballano sul ritmo incessante dei tamburi, sfilano sette abiti ispirati alla Roma antica: tutto rigorosamente rosso. I panneggi delle tuniche romane diventano moderne tute, le stoffe si snodano e si allungano negli orli per diventare ora mantello, ora stola e avvolgono i corpi, lasciando le spalle scoperte o le schiene nude. Ed è proprio ai fasti di quella Roma che gli stilisti hanno pensato disegnando la collezione, convinti che «a Roma si può lavorare bene e collaborare per risollevare le sorti della moda».

Spostandosi di qualche chilometro, lasciando piazza Venezia alle spalle, si arriva all’Arco di Costantino. Diversa l’ambientazione e lo stile della collezione, ma uguale è l’atmosfera da Roma Imperiale. Questa volta a sfilare è lo stilista libanese Abed Mahfouz che vuole omaggiare Roma, dalla quale ha ricevuto molto, e ricordare i 2000 anni del Colosseo. Il suo défilé ha creato un po’ di invidie per la location d’eccezione, ma è facile intuire che quello che conta è il budget a disposizione. Agli altri stilisti affannati dalla crisi, italiani in particolare, non rimane che confidare nelle promesse del Comune di Roma. Alessandro Vannini Scatoli, presidente della commissione Turismo e Moda del Campidoglio, ha infatti promesso che «prossimamente saranno messe a disposizioni delle sfilate alcune location storiche di Roma, pagando solo un rimborso spese».
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di Annalisa Lospinuso

 

 
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